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THE AMAZING SPIDER-MAN 2

La “Spider-Man mania” – e cioè quell’amore e quel brivido nei confronti del supereroe Marvel – si alza di alcune tacche dopo la mossa poco convincente del reboot forzato e istantaneo risalente a due anni fa.Dietro la macchina da presa Marc Webb fa un paio di passi in avanti, lasciandosi alle spalle lo spettro dei film di Raimi e finalmente ritagliandosi abbastanza spazio per scrutare un po’ più a fondo il sistema nervoso e le emozioni dei protagonisti. Paradossalmente non è con il reboot precedente piuttosto con questo sequel che lo Spider-Man di Webb e Andrew Garfield comincia un percorso tutto suo. L’augurio è quello che continui così e faccia di meglio negli svariati sequel e spin-off già annunciati nel futuro immediato.


The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro (titolo chilometrico italiano, sdoganato anche su alcuni mercati internazionali) è un cocktail di elementi del genere cinecomic che conosciamo già, ma che vengono rimescolati e shakerati in modo da garantire un alto tasso di spettacolo appagante. A cominciare dal linguaggio visivo: la tecnologia è così avanzata che la cosa più incredibile è vedere le grinze che il vento provoca alla tuta di Spidey quando è in caduta libera tra le avenue di Manhattan. Le prospettive newyorchesi dall’alto sono di grande impatto, dinamiche e mai passive: finalmente seguiamo e riconosciamo ogni singolo movimento dell’Uomo Ragno anche quando non vola al rallentatore. D’altra parte ad ogni passo azzeccato corrisponde un altro che non convince: vincenti sono soprattutto le scene diurne di questo secondo capitolo, quelle notturne convincono meno ad eccezione dello spettacolare assedio fracassone a Times Square, una battaglia in cui la piazza più famosa del mondo viene distrutta dal cattivo Electro a metà film. Deludente è proprio la resa dei conti con il villain del titolo fotografata quasi fosse uno di quei filmati d’intermezzo in un video-game e raccontata alla svelta, cosa che riecheggia un po’ ritmi e risoluzioni del disastroso Spider-Man 3.  

Tolti i troppi cattivi nei quali si notano palesemente i buchi di sceneggiatura e non si fa a meno di pensare alle pagine di script stracciate via per ragioni di tempo, le parti migliori di questo sequel sono quelle riservate alla storia d’amore di Peter Parker e Gwen Stacy. Quelle che interessano di più al regista a cominciare dalle apparizioni del padre della ragazza come fantasma shakesperiano pronto a mettere a rischio l’amore tra i due e raddrizzare la schiena dell’eroe in modo cinico. Emma Stone è l’elemento migliore, una donna a tutto tondo: da una parte la ragazza con cui tutti vorremmo intraprendere una relazione – colei che ama e supporta il suo uomo in maniera assoluta – dall’altra un esempio di donna forte, testarda e vera leader della coppia. Siamo davanti al personaggio femminile più interessante visto nei cinecomics da molti anni a questa parte. Dimentichiamo le varie Paltrow, Portman, Dunst e  Hathaway: la Stone fa la differenza e rimane la ragione principale per cui questo capitolo di Spider-Man sarà ricordato. Se lo spettacolo action non manca, non mancano nemmeno i gran bei momenti di emozione che sono proprio tutti quelli in cui l’attrice è in scena.

Il resto del cast fa un buon gioco di squadra: Jamie Foxx si diverte e ci mette carisma, Dane Dehaantorna a offrire un’espressione che fa paura e Paul Giamatti rimane il più folle e simpatico di tutti. Sotto la maschera, invece, Andrew Garfield inchioda perfettamente il personaggio di Peter Parker: notevoli i suoi tempi comici – ben scritti anche nei duetti con la zia Sally Field – sia quando indossa la “calzamaglia” sia quando lo vediamo in abiti civili.

Grande il lavoro del regista nella scena finale, forse la più bella chiusura vista nei film dell’Uomo Ragno al pari del primo film di Sam Raimi. Girata come un western ed emozionante.

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